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I sommersi e i salvati

Lo scorso 10 settembre resterà scolpito nelle menti degli ostunesi. Dopo alcuni giorni di pioggia più o meno costante, la Città bianca è stata colpita da un incessante acquazzone, un bomba d’acqua per usare un termine che ormai identifica questo tipo di eventi naturali. Una quantità notevole di pioggia venuta giù senza sosta per qualche ora che ha sconvolto tutto e tutti con gravi disagi tra crolli, allagamenti e danni ingenti. Parecchie zone della cittadina si sono trovate in seria difficoltà, quando non interamente sommerse da acqua e fango. Automobili in panne, case e scantinati allagati, muri abbattuti, sommersi2torrenti improvvisi che dai colli di città sono scesi impetuosamente verso la costa portando con se spiagge, lidi, ma anche campagne, raccolti, persino automobili. L’allerta meteo è proseguita fino al lunedì successivo, quando la gente ha provato lentamente ha tornare a quella normalità profondamente segnata in molti casi da un’amara conta dei danni. Le foto ed i video di chi ha inquadrato e filmato scene probabilmente mai viste prima, hanno affollato la rete facendo vivere a chiunque quei momenti incredibili. In quei giorni Ostuni è finita sotto la lente d’ingrandimento di tutta la stampa, locale ma anche nazionale. Il primo cittadino ostunese, Gianfranco Coppola, fin da subito si è speso in prima persona in nome del suo territorio: quello stesso sabato con una conferenza stampa a poche ore dal violento nubifragio, cui è seguita lunedì 12 settembre la riunione di Giunta comunale che ha inoltrato la richiesta ufficiale di dichiarazione dello stato di calamità naturale. «Noi ci siamo attivati immediatamente – racconta il primo cittadino, sfogliando il grosso faldone con la documentazione relativa nubifragio, perennemente presente sulla sua scrivania – la gente ha preso anche atto che nonostante l’eccezionalità dell’evento nell’arco di tre o quattro ore, quello stesso sabato siamo riusciti a riprendere la viabilità un po’ dappertutto. Il lunedì successivo ho scritto alla Provincia, all’Anas, all’Arneo ed alla Regione, chiedendo un intervento immediato per il ripristino, per quanto di loro competenza, sia delle aree danneggiate che dei canali. La Provincia infatti è stata solerte costruendo ad esempio quei contenimenti in cemento armato dove era crollato il ciglio della strada sulla via per il Pilone. L’Anas ha ripulito tutti i canali della complanare a monte della strada 379 nei punti in cui la violenza delle acque aveva spazzato tutto. Qualche privato, come Villa Nazareth, ha ricostruito immediatamente il muro, o quantomeno ha creato un contenimento al muro crollato, in modo che ulteriori piogge non facessero scivolare la terra che non aveva più impedimenti. E noi ovviamente stiamo tuttora intervenendo: ho dato delle priorità, una ad esempio è quella del cimitero, o ancora il muro della strada che accede agli orti, in modo da riprendere quanto prima il doppio senso di circolazione di quella strada. L’11 ottobre in Regione c’è un incontro con l’Assessore Di Gioia, al quale chiederemo velocemente di riaccedere a quel finanziamento che fu perso per un leggero ritardo, per la risistemazione di strade extraurbane, già ben definite e catalogate. Per cui recuperando immediatamente quelle somme che dovrebbero essere state accantonate, possiamo immaginare di fare degli interventi su quelle strade che già erano ridotte male allora, figuriamoci adesso a seguito di questo evento. Poi c’è la procedura per il riconoscimento dello stato di calamità, che ha un iter standard: noi abbiamo inoltrato la richiesta di riconoscimento alla Regione, che lo ha inoltrato al Ministero, che a sua volta emetterà il decreto se ritiene ci siano le condizioni. E io credo che ci siano tutte. Parliamo però di strutture pubbliche e viabilità che noi abbiamo già documentato con un elenco ben preciso di importi e di opere da realizzare: si tratta di interventi immediati già catalogati per un totale di 1 milione e otto, più una serie di opere di riassetto idrogeologico di tutto il territorio che si aggira intorno ai 22 milioni di euro. sommersiSomma importante che comunque può trovare riscontro con le progettazioni delle risorse che sono presenti nel Patto per il Sud e che attengono specificatamente al riassetto idrogeologico del territorio». Un riassetto che non può giustamente prescindere da una buona prevenzione: «L’Arneo è intervenuto precedentemente all’evento alluvionale, tant’è che il canale del Pilone non ha creato grossi danni, altrimenti se non fosse stato pulito avrebbe probabilmente spazzato via il Camping. È lì in tal senso fu fatta dalla precedente Amministrazione un’opera idraulica importante, che deviava parte del corso di quel canale in una cava, cosa che comporta l’arrivo a valle di un flusso di acqua sensibilmente inferiore. Ecco conoscendo il territorio, ritengo che la stessa cosa vada fatta per il canale di Rosamarina, in cui convergono peraltro altri due canali, e dato che quella zona è contornata da cave (di proprietà privata), bisognerebbe immaginare di convogliare i flussi d’acqua in modo da diminuire un eventuale altro evento del genere. Un evento che però, e questo va sottolineato, è stato eccezionale, anche a fronte dei danni riscontrati al patrimonio nostro naturalistico. Possiamo citare ad esempio la via Traiana con la pista ciclabile o il Parco delle Dune Costiere. L’obiettivo adesso è quello di fare dei progetti con delle priorità sperando di ottenere delle risorse dalla Regione per ripristinare tutto. Un po’ diversa la situazione che riguarda gli agricoltori, che sono obbligati a farsi una polizza assicurativa perché sulle calamità naturali per il reparto agricoltura, da svariati anni, non vengono concesse più risorse. Ci auguriamo di riuscire ad ottenerne per quanto riguarda la viabilità ed i beni infrastrutturali pubblici, ma nonostante questo abbiamo chiesto ai privati di comunicarci le varie zone con danni subiti, perché se c’è una strada comunale o un ponticello di nostra competenza verrà inserito nei lavori che programmeremo per il ripristino delle varie situazioni». Dopo la tempesta non c’è stata quiete insomma e la Città bianca, pur incerottata, si è rimessa in piedi al più presto perché il mese di settembre ancor turistico ha potuto regalare ai visitatori una cartolina comunque splendida.

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