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Collina di Brindisi: un DOP da premio

«Con l’olivo, difendiamo il pianeta e preserviamo la salute!»: È il tema Scelto quest’anno dal Coi, Consiglio Oleicolo Internazionale, Organismo intergovernativo costituito sotto l’egida delle Nazioni Unite, per Celebrare la giornata mondiale dell’Olio d’Oliva. Ed al tema dell’evoluzione del Sistema della Qualità olivicola, Unaprol ha Dedicato a Roma un’intera giornata di studio. Ad aprire i lavori la relazione di Maurizio Servili, docente del Dipartimento di Scienze agrarie alimentari ed ambientali, dell’Università degli Studi di Perugia su «La qualità dell’olio extra vergine di oliva tra impronta genetica ed innovazioni tecnologiche». L’evento ha coinciso con il ventennale delle prime cinque Dop dell’Olio di oliva a livello europeo, tutte italiane: Aprutino Pescarese, Brisighella, Canino, Collina di Brindisi e Sabina. Gli oli extra vergine, è stato spiegato nel messaggio del Coi, sono fonti comprovate di nutrimento e salute e alimenti essenziali della dieta mediterranea, con aromi e gusti così vari da offrire una moltitudine di scelte gastronomiche sempre più apprezzate dai grandi chef. Le loro molteplici proprietà terapeutiche nella protezione contro determinati malattie sono ormai ampiamente riconosciute. L’Italia in termini di biodiversità conserva una piattaforma produttiva tra le più ampie a livello mondiale. Il Nostro sistema produttivo non é, però, in condizione di competere sui costi di produzione che sono mediamente più elevati di quelli osservati in Spagna o in Grecia, oltre che nei Paesi del Sud del Mediterraneo, ha dichiarato Servili. Tale biodiversità – secondo Servili – andrebbe valorizzata e sostenuta sempre ed il Paese avrebbe bisogno di impianti di qualità per bilanciare la perdita di produttività ed aumentare la competitività del settore olivicolo nazionale. «A Livello mondiale – ha affermato Servili – gli oli extra vergine di oliva sono caratterizzati da un contenuto di acido oleico che ha un campo di variabilità estremamente ampio tra il 47% e l’84%. In questo contesto li oli Italiani e greci evidenziano le mediane più alte in termini di percentuale di acido oleico mentre i valori più bassi si osservano per gli oli del Sud del Mediterraneo.

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