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Bianco

L’associazione culturale ”LU Scupariedde”, neonata, ha organizzato lunedì 10 e martedì 11 settembre 2018 una mostra convegno nel chiostro di palazzo san Francesco ad Ostuni. Grande interesse, grande curiosità. Oggetto di interesse primario , il Centro Storico di Ostuni. Il mio amico Giuseppe Mastronuzzi molte volte si è lamentato del fatto che quando è arrivato ad Ostuni, circa venti anni fa, la “città bianca” era bianca ed adesso non lo è più. Non lo è più perché adesso potrebbe chiamarsi la città gialla. Sì gialla, una volta salendo dalla stazione, il borgo era illuminato con luci bianche adesso son tutte gialle e perciò “città gialla”. Non è una futile polemica, è la verità. Ritorniamo allu Scupariedde, associazione culturale. In pratica hanno organizzato un convegno sulla storia della calce nella nostra città, sull’utilizzo di essa per l’imbiancatura e nell’edilizia e sul perchè per una serie di fatti concomitanti il bianco abbia finito per caratterizzare la nostra città vecchia. Vari i punti di forza del loro lavoro. Il primo una bellissima mostra fotografica che ha rappresentato in modo straordinario il bianco, la luce, il costume e l’anima del centro storico. Questi pannelli fotografici realizzati negli ultimi venti anni del secolo scorso, oltre ad essere il risultato di foto fatte con macchine analogiche sono certamente scatti di fotografi di notevole valore. Secondo punto di forza, la presenza di un vero “lenitore “ che ha illustrato l’antica tecnica della lenitura a calce e cosa rarissima ha mostrato come realizzare un antico pennello per la lenitura. Beniamino Farina ha fatto un bellissimo regalo alla comunità. Ha imparato il mestiere da ragazzino insieme al padre. Il tempo e gli anni lo hanno portato a fare tutt’altra professione per vivere ma non ha dimenticato nulla. La calce e Sant’Oronzo hanno salvato la città nel corso del XVII secolo. Per ben due volte la peste ha attaccato la nostra città facendo molti morti ma gli ostunesi si sono difesi con la fede e con la calce, disseminandola e spargendola ovunque in maniera da fermare l’epidemia. Di calce se ne produceva tanta in città, erano molte le “carcare” ad Ostuni. Erano situate extra moenia, erano esse fabbriche costruite appositamente per cuocere la roccia carbonatica estratta nelle nostre cave sì da ottenere le zolle di calce che una volta sciolte nell’acqua davano il latte di calce utilizzato sianell’edilizia che per la lenitura. Oggi vi è la possibilità di visitarne qualcuna ancora integra. Altro punto di forza il dialogo e l’attenzione sulla vivibilità del centro storico, la focalizzazione sul valore delle tecniche utilizzate per la manutenzione e la tenuta in vita del patrimonio che si è ereditato. Ritorniamo alla “città bianca” ed alla “città gialla”. Oggi la città vecchia è veramente un po’ troppo gialla, troppe pareti scorticate, troppe facciate annerite, troppi portali sabbiati, troppe chianche divelte, troppa erbaccia per le strade, troppi restauri fatti “alla secondo me”, troppo abbandono nel periodo invernale, troppi interventi fatti in maniera inappropriata ed in stato di emergenza, troppi tavoli in mezzo alla strada, troppo rumore dopo una certa ora, troppi esercenti che la fanno da padrone, troppi disagi per chi ci abita, troppe multe per chi è sbadato. Vedi il pavè di corso Vittorio Emanuele e di Corso Mazzini, vedi le chianche di via Cattedrale, opere più volte rifatte nel giro di cinque anni. Se non ho capito male “la città bianca” che propongono quelli de “Lu Scupariedde” parla di un bianco che abbia a che fare con una vivibilità ecologica del paese vecchio, con un turismo che non soffochi e non stravolga, con una comprensione dall’interno di un insediamento urbano tanto particolare, con una volontà di conservazione che è soprattutto necessità di non buttare e non sprecare. Viva “la città bianca”. Viva?

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