DOPO L'UNITA' D'ITALIA

I tempi nuovi per Ostuni, ufficialmente, iniziarono il 27 agosto del 1861 con il passaggio delle consegne dal Sindaco Paolo Tanzarella, che era stato nominato dall'Intendente borbonico, a Livino Massari, nominato dal Governatore del nuovo Regno d'Italia.

Ma siccome raramente accade che dopo il crollo di una monarchia o di un regime nessuno ne rimpianga la scomparsa, ai Borboni, dopo il 1860, sopravvissero i Borbonici che speravano ancora in una eventuale restaurazione.

Tale speranza venne aumentando e fu rinverdita da un Proclama firmato da Francesco II nel gennaio 1861 e da un Calendario Ecclesiastico, distribuito dai Vescovi, nel quale si prescriveva la preghiera "Pro Rege nostro Francisco Secundo".

Ma se i filo-borbonici ostunesi non furono molto numerosi e diedero pochi problemi alle autorità del nuovo Stato, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda l'altro fenomeno che afflisse il Regno negli anni immediatamente successivi all'Unità: il brigantaggio.

Questo fenomeno che nelle altre regioni dell'Italia Meridionale ebbe una valenza politica di fedeltà alla vecchia monarchia e fu molto esteso, anche perché stimolato ed incoraggiato da Ferdinando II, nel Salento fu un vero e proprio fenomeno di banditismo, fortunatamente poco diffuso, ma non per questo meno pericoloso.

Queste bande armate erano costituite da reduci sbandati del disciolto esercito borbonico che non avendo voglia di tornare alla vita ciyile, si davano alla macchia. Il nostro territorio fu interessato da due bande: quella dei "Pizzichicchio" e quella di "Nennanna"; il primo caporale, l'altro soldato dell'esercito borbonico: Il primo nativo di San Marzano, l'altro di Carovigno. Contro queste bande intervenne anche la "Guardia Nazionale".

Molti cittadini ostunesi presero parte alla 111 Guerra di Indipendenza del 1866 ed alla Prima Guerra Mondiale 1915-'18, pagando un consistente tributo in morti e mutilati su tutti i fronti, su tutte le trincee.

 

"LA FOGGIA" e la Villa Comunale

L'attuale Villa Comunale sorse su di un'area demaniale di circa 5 ettari denominata "Foggia di Puzzovivo", toponimo derivante dalla presenza di una naturale depressione in cui vi era un grandissimo serbatoio di acqua piovana destinato a soddisfare le esigenze idriche della popolazione.

Il progetto di trasformare la "foggia" in una "villa" risale al 1895 (sindaco Cesare Orofalo), ma per le difficoltà del colmamento durato decenni, soltanto nel 1914 vennero completati i lavori di recinzione in pietra e ferro dell'area interessata.

Nel 1916 l'apposita "commissione pro Villa" stabilì la provvisoria Sistemazione dell'area parzialmente colmata secondo il progetto dell'ing. Eugenio Trinchera, ma al centro rimase un fossato che si sarebbe colmato nel tempo. A tal fine nel 1926 fu emanata un'ordinanza che imponeva ai cittadini di convogliare le macerie provenienti da tutte le demolizioni verso la "foggia" della Villa Umberto I. E così nel 1930 veniva finalmente completata la sua sistemazione.

Nel frattempo, il 6 novembre 1927 il podestà Angelo Semeraro inaugurava il Parco della Rimembranza, attiguo alla Villa Comunale, costituito da 300 pini, ognuno dei quali doveva ricordare un caduto della Prima Guerra Mondiale. Quei pini ormai vetusti e minacciosamente curvi sono stati recentemente abbattuti e al loro posto vi è un anonimo giardinetto.

Sullo sfondo della foto si osservano la facciata e il campanile della chiesa delle Grazie, progettati dall'arch. Ciraci intorno al 1850.

La "Villa" è oggi una rigogliosa area verde epicentrica nell'impianto urbano di Ostuni.

 

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