IL RINASCIMENTO

Salita al trono del Regno di Napoli la Regina Giovanna Il, il Principato di Taranto fu dato al Principe Giovanni Orsini nel 1420, per poi tornare in Regio Demanio nel 1463, dopo che il Principe Giovanni Orsini fu ucciso.

Rimase in Regio Demanio per 20 anni, fin quando, nel 1483, Re Ferdinando I d'Aragona non la vendette, per 7000 ducati, alla Contessa Caterina Sanseverino, la quale non fu mai benvoluta dagli ostunesi, tanto che, nel 1492, le si ribellarono. Fra i caporioni dell’insurrezione, il Pepe cita i fratelli Luigi e Stefano Di Ceglia.

Salito al Trono Carlo VIII, Ostuni venne concessa a Monsieur di Belcaro, nel 1495. Tale infeudazione durò pochi mesi, in quanto Ferdinando d'Aragona, scacciati i Francesi dal Regno, concesse ad Ostuni, nel 1496, di tornare in Regio Demanio.

Salito al trono Federico d'Aragona, Ostuni, nel 1497, venne concessa a Giovanni Scriva che rimase Signore di Ostuni fino al 1507, quando la Città venne assegnata ad Isabella d'Aragona, ed alla sua morte, nel 1524, passò a sua figlia Bona Sforza, regina di Polonia. Fu, questa, l'unica feudataria amata dagli ostunesi.

Alla morte della regina di Polonia, Ostuni, venne ceduta, per 55.000 ducati, a Ferdinando Loffredo, Marchese di Trevico. Gli ostunesi, per tornare in Regio Demanio, chiesero di potersi riscattare; la loro richiesta venne accolta dietro il pagamento di 45.000 ducati piu 6.000 per avere la certezza che la Città non fosse più ceduta ad alcun feudatario.

Il sacrificio degli ostunesi valse a poco in quanto, 80 anni dopo, nel 1639, la Città venne venduta al duca Giovanni Zevallos per 40.000 ducati. Ostuni cercò di opporsi in tutti i modi a tale infeudazione.

I moti antifiscali, scoppiati a Napoli i16 giugno 1647 e capeggiati da Masaniello, in Ostuni furono diretti esclusivamente contro lo Zevallos. La rivoluzione scoppiò in Ostuni il 25 luglio; anche Ostuni ebbe il suo Masaniello nella persona di Francesco Antonio Turco, un barbiere. Furono uccisi sette ostunesi che parteggiarono per il duca ed i loro cadaveri furono trascinati per le strade del paese e quindi abbandonati al macabro ludibrio del popolo inferocito e specialmente dei ragazzi.

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