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Operazione Animal Houseun:
insospettabile imprenditore ed il suo gruppo di
fedelissimi

Un insospettabile imprenditore ed il suo
gruppo di fedelissimi: il ramo ostunese finito in manette all’alba di
ieri, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico
di sostanze stupefacenti, avrebbe recitato un ruolo piuttosto attivo
nell’ambito dell’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri.
Antonio Flore, 45 anni, patron dell’ex “Flore controsoffittature” e
“Comitex” (due aziende operanti nel settore dell’edilizia e
contraddistinte da alterne fortune) per gli inquirenti fungeva da
cerniera sul territorio, tra il ramo salentino della Scu e personaggi
calabresi legati alla n’drangheta. Al suo fianco, un pool di
collaboratori, pronti ad eseguirne le disposizioni, sia in ordine
all’acquisizione dello stupefacente sia in riferimento alla
cessione della droga.
Così insieme a Flore (difeso dall’avvocato Mario Laveneziana) sono stati
tradotti in carcere alle prime luci del giorno di ieri anche gli
ostunesi Giuseppe Cantoro (49 anni, assistito dall’avvocato Francesco
Sozzi), Cosimo Lottatore (60 anni,
rottamaio
di professione, difeso dall’avvocato Mario Guagliani) e Francesco Paolo
Ungaro (39 anni, factotum di Flore ed anche lui difeso dall’avvocato
Mario Lavenenziana).
In particolare, il gruppo di Ostuni sarebbe stato parecchio attivo nel
procacciarsi la droga all’estero (San Marino e Albania), introducendola
sul territorio nazionale e cedendola al ramo salentino. Stando alle
indagini, supportate da intercettazioni ambientali e telefoniche,
sarebbe collegabile al sodalizio ostunese anche un ingente quantitativo
di droga (oltre un chilo di marijuana), sequestrato a Lecce il 13 maggio
del 2010.
Tanto sarebbe emerso da una conversazione intercettata dagli inquirenti
tra Antonio Flore e il suo uomo di fiducia, Paolo Francesco Ungaro. Una
breve telefonata nella quale l’imprenditore avrebbe comunicato al suo
braccio destro l’avvenuta cessione della droga in favore dei leccesi e
della disponibilità di denaro.
La circostanza, alla luce anche delle precedente investigazioni, non può
che esser e interpretata per gli inquirenti come un chiaro
approvvigionamento di droga effettuato dal clan di Merine presso i
fornitori ostunesi.
Un passaggio chiave dell’attività di indagine, che di seguito avrebbe
consentito di appurare e documentare i viaggi all’estero, i contatti con
il ramo salentino e persino gli interessi stretti tra Flore e Francesco
Zoccoli (40 anni, di Locri, appartenente ad una cosca della n’drangheta).
“Quelli volevano i jeans Levis ed hanno trovato i Wrangler. Si sarebbero
potuti accontentare…però sono persone che soltanto Levis”. Questo il
tono delle conversazioni. E neppure qualche compravendita andata male
sarebbe riuscita a incrinare i rapporti tra i due rami del sodalizio:
“Sentimi un attimo…ci è successo questo inconveniente…Antò, tu hai tutte
le ragioni di questo mondo, la mancanza è stata nostra e me ne assumo
tutte le responsabilità…rimaniamo nel rapporto amichevole che tutto si
aggiusta…si continuerà ad andare avanti perché questo ci interessa”,
avrebbe rassicurato Roberto Mirko De Matteis ad Antonio Flore. E di
fatti, qualche giorno dopo quella conversazione, gli affari sarebbero
proseguiti e andati in porto. |