10 gennaio 2012

Operazione Animal Houseun:

insospettabile imprenditore ed il suo gruppo di fedelissimi
 

Un insospettabile imprenditore ed il suo gruppo di fedelissimi: il ramo ostunese finito in manette all’alba di ieri, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, avrebbe recitato un ruolo piuttosto attivo nell’ambito dell’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri.
Antonio Flore, 45 anni, patron dell’ex “Flore controsoffittature” e “Comitex” (due aziende operanti nel settore dell’edilizia e contraddistinte da alterne fortune) per gli inquirenti fungeva da cerniera sul territorio, tra il ramo salentino della Scu e personaggi calabresi legati alla n’drangheta. Al suo fianco, un pool di collaboratori, pronti ad eseguirne le disposizioni, sia in ordine all’acquisizione dello stupefacente sia in riferimento alla cessione della droga.
Così insieme a Flore (difeso dall’avvocato Mario Laveneziana) sono stati tradotti in carcere alle prime luci del giorno di ieri anche gli ostunesi Giuseppe Cantoro (49 anni, assistito dall’avvocato Francesco Sozzi), Cosimo Lottatore (60 anni, rottamaio di professione, difeso dall’avvocato Mario Guagliani) e Francesco Paolo Ungaro (39 anni, factotum di Flore ed anche lui difeso dall’avvocato Mario Lavenenziana).
In particolare, il gruppo di Ostuni sarebbe stato parecchio attivo nel procacciarsi la droga all’estero (San Marino e Albania), introducendola sul territorio nazionale e cedendola al ramo salentino. Stando alle indagini, supportate da intercettazioni ambientali e telefoniche, sarebbe collegabile al sodalizio ostunese anche un ingente quantitativo di droga (oltre un chilo di marijuana), sequestrato a Lecce il 13 maggio del 2010.
Tanto sarebbe emerso da una conversazione intercettata dagli inquirenti tra Antonio Flore e il suo uomo di fiducia, Paolo Francesco Ungaro. Una breve telefonata nella quale l’imprenditore avrebbe comunicato al suo braccio destro l’avvenuta cessione della droga in favore dei leccesi e della disponibilità di denaro.
La circostanza, alla luce anche delle precedente investigazioni, non può che essere interpretata per gli inquirenti come un chiaro approvvigionamento di droga effettuato dal clan di Merine presso i fornitori ostunesi.
Un passaggio chiave dell’attività di indagine, che di seguito avrebbe consentito di appurare e documentare i viaggi all’estero, i contatti con il ramo salentino e persino gli interessi stretti tra Flore e Francesco Zoccoli (40 anni, di Locri, appartenente ad una cosca della n’drangheta).
“Quelli volevano i jeans Levis ed hanno trovato i Wrangler. Si sarebbero potuti accontentare…però sono persone che soltanto Levis”. Questo il tono delle conversazioni. E neppure qualche compravendita andata male sarebbe riuscita a incrinare i rapporti tra i due rami del sodalizio: “Sentimi un attimo…ci è successo questo inconveniente…Antò, tu hai tutte le ragioni di questo mondo, la mancanza è stata nostra e me ne assumo tutte le responsabilità…rimaniamo nel rapporto amichevole che tutto si aggiusta…si continuerà ad andare avanti perché questo ci interessa”, avrebbe rassicurato Roberto Mirko De Matteis ad Antonio Flore. E di fatti, qualche giorno dopo quella conversazione, gli affari sarebbero proseguiti e andati in porto.

 

 

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