12 gennaio 2012

“New deal”: sentenza della Corte di Appello

 

“New deal”: sentenza di primo grado riformata e piccoli sconti di pena ma la sostanza non muta: condanne ribadite per “Quelli della calibro 9”. Tutto concentrato in un giorno, il secondo grado di giudizio, celebratosi ieri presso la prima sezione penale della Corte di Appello di Lecce.
In aula sono comparsi in tre: Denis Loparco (38 anni, difeso dagli avvocati Giovanni Zaccaria ed Elvia Belmonte), Alfredo Capone (52 anni, assistito dall’avvocato Francesco Gentile) e Giovanni Basile (32 anni, difeso dall’avvocato Gianvito Lillo), tutti ostunesi.
Il verdetto è stato letto nel pomeriggio dal presidente Vincenzo Scardia (relatrice il giudice Eva Toscani), dopo due ore e mezza di Camera di Consiglio: 8 anni e 10 mesi per Loparco, 4 anni e 2 mesi per Basile, 4 anni e 8 mesi per Capone (l’unico a non beneficiare di alcuna riduzione). Punto. E arrivederci, con ogni probabilità, in Cassazione.
Rispetto al verdetto di primo grado del 23 febbraio 2011 (che assolse con formula piena, perché il fatto non sussiste, Pierluigi Cisaria, 42 anni, assistito dagli avvocati Aldo e Mario Guagliani), poche le differenze: sconto di 8 mesi per Loparco e di 4 mesi per Basile. Condanna confermata a carico di Capone.
Venuto meno il vincolo associativo, la Difesa puntava a dimostrare l’estraneità di Loparco & Co. rispetto ai singoli reati, riformulati in aula dal sostituto procuratore generale Claudio Oliva: estorsione, furto, rapina, danneggiamenti e detenzione abusiva di armi.
Le manette a carico dei presunti componenti la banda scattarono il primo aprile 2009, a seguito di una ordinanza cautelare emessa dal Gip Ettore Aprile sulla scorta di una operazione (New deal) partita dalla Dda di Lecce. Nell’arco di un anno, a partire dal 4 marzo 2008, il gruppetto, stando alle accuse, si sarebbe reso responsabile di una sequela di episodi criminosi, a danno di imprenditori, politici e pubblici amministratori locali. Incendi dolosi, intimidazioni, colpi di pistola. Fu una stagione ad altissima tensione quella firmata dalla “banda della calibro 9”. Loparco e Capone sono stati chiamati a rispondere in appello dei tentativi di estorsione e dei correlati attentati intimidatori ai danni del sindaco Domenico Tanzarella, dell’attuale consigliere regionale Giovanni Epifani, dell’ex assessore comunale Matteo Tanzarella e della cordata imprenditoriale composta da Roberto Marzio, Luca Marzio (avvocato e all’epoca anche consigliere comunale), Oronzo Tarì e Oronzo Francioso.
Loparco, poi, è stato giudicato anche per il tentativo di estorsione e per l’incendio di una villa di famiglia ai danni dell’imprenditore Grazio Martucci, nonché per il tentativo di estorsione ai danni dell’imprenditore Giovanni Leone. E sempre a Loparco, in concorso con Basile, è stato addebitato il tentativo di estorsione ai danni dell’imprenditore carovignese Nicola Semeraro (vice sindaco di Carovigno).
La sentenza di Appello è giunta al termine di un’udienza non priva di colpi di scena, che ha visto protagonista, come spesso era accaduto nel processo di primo grado, Denis Loparco, che oltre a leggere in aula un nuovo memoriale scritto di suo pugno ha consegnato agli atti una pen-drive (dispositivo informatico di memoria) che lui stesso si è autoaccusato di aver prelevato furtivamente (quando ancora era a piede libero) dall’Ufficio tecnico del Comune di Francavilla Fontana. L’unità Usb conterrebbe a suo dire documenti che proverebbero le dichiarazioni da lui già rese in primo grado attraverso un memoriale bollato all’epoca come farneticante dalla stessa Procura brindisina: in aula Loparco raccontò che gli fu commissionata dal sindaco di Ostuni Domenico Tanzarella e dal consigliere regionale Giovanni Epifani, una incursione presso il Municipio di Francavilla Fontana, al fine di sottrarre furtivamente, dagli Uffici comunali, il fascicolo delle offerte riguardanti la gara d’appalto per la costruzione del nuovo Palazzetto dello Sport presso la Città degli Imperiali. Il tutto al fine di favorire (anche se Loparco avrebbe precisato di aver agito senza conoscere i termini della gara) l’impresa di costruzioni “Comitex” (azienda riconducibile all’imprenditore Antonio Flore, finito in carcere nei giorni scorsi con l’accusa di associazione a delinquere finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti), tra quelle partecipanti al bando. Esternazioni, quelle legate al fantomatica manomissione dei documenti, che oltre a ricevere la smentita da parte del Comune di Francavilla, sono già costate a Loparco una denuncia per calunnia da parte degli amministratori tirati in ballo.

 

 

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